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 Apprendere la forma, per superarla



La Facoltà di Lettere dell'Università di Tokyo è la più antica di tutte le facoltà umanistiche del Giappone. È composta da quattro indirizzi (Filosofia e Religione, Storia, Lingua e Letteratura, e Psicologia e Sociologia) che si focalizzano rispettivamente sul pensiero umano, sui fatti concernenti l'evoluzione dell'umanità, sull'espressione intellettuale che la lingua ha permesso al solo essere umano, e sulle condotte umane osservabili oggettivamente. Pur partendo da prospettive e da metodi loro propri, questi quattro indirizzi condividono lo scopo fondamentale di indagare cosa sia l'essere umano.

La storia della Facoltà di Lettere inizia nel 1877, quando successivamente alla fusione della Scuola Kaïsei di Tokyo e della Scuola di Medicina di Tokyo fu creata l'Università di Tokyo. Fin dalla sua origine l'Università di Tokyo ha avuto lo scopo di sviluppare e approfondire le scienze sino-giapponesi tradizionali e allo stesso tempo di assimilare le nuove conoscenze provenienti dall'Occidente, al fine di stabilire un sistema di insegnamento che permettesse agli studenti di acquisire una cultura ampia e bilanciata fra le due diverse tradizioni. Più tardi l'Università di Tokyo fu ribattezzata Università Imperiale, ma dopo la disfatta seguita alla Seconda Guerra Mondiale fu ristrutturata in un nuovo sistema, riprendendo il nome originario. Attraverso queste transizioni la Facoltà di Lettere conobbe numerose riforme strutturali nonché l'ampliamento dei contenuti della sua offerta formativa. Le basi dell'attuale sistema di insegnamento furono poste nel 1963, e da allora la Facoltà è stata continuamente sottoposta ad ampliamenti e riforme.

La Scuola di Dottorato in Scienze Umane, ciclo superiore di insegnamento umanistico, fu fondata nel 1953. Una parte fu trasferita nel 1963 all'appena creata Scuola di Dottorato in Educazione; poi, nel 1995, incorporando la Scuola di Dottorato in Scienze Sociali, divenne Scuola di Dottorato in Scienze Umane e Sociali (Graduate School of Humanities and Sociology). A partire dall'anno 2000 sono stati istituiti in seno alla Scuola due nuovi indirizzi specialistici: l'indirizzo di Studi delle Risorse Culturali, e l'indirizzo di Studi Coreani. Più recentemente ancora l'offerta della Scuola si è arricchita del progetto di Studi sulla Morte e sulla Vita e del programma di Ricerca sull'Etica Applicata, che attingono a insegnamenti e risorse di diversi indirizzi e dipartimenti della Scuola. Questi nuovi progetti sono oggetto di un vivo interesse generale, come saggio d'intervento esemplare delle scienze umane in una questione fondamentale come quella della vita e della morte analizzate da un punto di vista umanistico.

Tutti questi cambiamenti furono introdotti spontaneamente allo scopo di soddisfare le esigenze di epoche differenti, e di rinnovare la struttura generale della didattica e della ricerca riflettendo una sempre maggiore diversità disciplinare. Si tratta infatti di testimonianze certe della capacità di innovazione della nostra Facoltà e della nostra Scuola di Dottorato. Ma non bisogna dimenticare che queste hanno come obiettivo principale di proporre un insegnamento di base e una metodologia fondamentale per la ricerca. Sono queste le pietre angolari delle nostre attività. Ciascuna disciplina ha un approccio specifico che lo studente deve saper apprendere e al quale deve adattarsi, altrimenti risulterebbe inutile ogni sforzo per raggiungere risultati di primo piano, né sarebbero veramente concepibili la libertà o la creatività. Si tratta, ad esempio, delle regole che permettono di leggere dei documenti storici, i principi che sostengono un ragionamento corretto, la procedura da seguire per condurre un'inchiesta e analizzarne i risultati o, più semplicemente, la capacità di comprensione e di espressione nelle lingue straniere. L'idea delle “regole” può dare un'impressione di rigidità, ma assimilare sufficientemente la forma è, paradossalmente, la via principale per sorpassarla e arrivare a scoperte importanti. In mancanza di questa disciplina, come dice il proverbio, “chi guarda dall'alto non sa poi metter mano”.

Non penso tuttavia solamente a coloro fra i nostri studenti che intraprenderanno la carriera di ricercatori. Al contrario, qualunque sarà la professione che gli studenti sceglieranno dopo la laurea, la loro capacità di riflessione fondata sulla norma, o la forma, sarà per loro un bene prezioso e di massima utilità.

Nel 2010, 926 studenti si sono iscritti alla Facoltà di Lettere; mentre 826 studenti giapponesi e 57 studenti stranieri, tutti laureati, fanno parte della Scuola di Dottorato in Scienze Umane e Sociali. La nostra Scuola di Dottorato è una di quelle che accolgono il maggior numero di studenti stranieri. Il messaggio che io vorrei rivolgere loro è essenzialmente il medesino che ho formulato per gli studenti giapponesi. Ovvero di coltivare la loro capacità di comprendere e di utilizzare in prima persona la lingua giapponese in tutti i suoi aspetti. Poiché, dato che per la quasi totalità questi studenti hanno un vivo interesse per la cultura giapponese e desiderano conoscerla meglio, è sicuramente nella lingua, quintessenza di ogni cultura, che devono cercare la loro “forma”.

Proprio mentre scrivo questo messaggio tanti abitanti della regione recentemente toccata dal sisma e dal successivo tsunami hanno perduto in un istante la loro famiglia, la loro casa e la loro città, e soffrono il freddo di notte in improvvisati rifugi. La minaccia dell'inquinamento radioattivo si fa sentire anche nella regione di Tokyo, nella quale si vive l'incertezza della mutevole situazione che regna nella centrale nucleare, dovendo anche sottostare alle quotidiane riduzioni pianificate di elettricità. In queste circostanze è possibile che alcuni studenti trovino delle difficoltà a proseguire i loro studi, o che si sentano oppressi da un sentimento di impotenza e da un certo senso di colpa. Ma io credo che sia proprio in momenti come questo che si mostra più chiaramente la necessità di tenere bene a mente i propri obiettivi di lungo termine, rimanendo studenti o ricercatori e salvaguardando da una parte un ritmo di vita sereno e ricco, dall'altra la comprensione e la solidarietà nei confronti di tutti coloro che sono stati colpiti dalla catastrofe.


Nakaji Yoshikazu
Preside della Facoltà di Lettere e della Scuola di Dottorato in Scienze Umane e Sociali